Aggiornamento sull'epidemia di obesità

di Steven Novella

L'epidemia di obesità avanza, e addirittura accelera, mentre continuiamo a discutere di cause e soluzioni.

Nonostante l'attenzione crescente, l'epidemia di obesità progredisce incessantemente in tutto il mondo. Secondo le ultime statistiche dei CDC (aggiornate al 2016) il 39,6% degli adulti americani sono obesi, con una percentuale superiore al 20% in ogni stato. I valori sono in aumento rispetto al 2011, quando si registrava un tasso del 34,9%. La tendenza mostra addirittura un’accelerazione a livello globale. Nel 2016 erano 650 milioni gli adulti obesi in tutto il mondo. Non si tratta più di un problema limitato ai Paesi industrializzati, e l’obesità si riscontra talvolta fianco a fianco con la malnutrizione. Le cifre sono triplicate dal 1975, ma nonostante questi valori allarmanti persiste un “negazionismo dell’obesità”, di cui ho parlato per la prima volta nel 2011.

Sono due gli elementi in cui si articola la negazione del problema: il primo è l'idea che la gente non stia veramente diventando più grassa, ma che si tratti solo di uno scherzo delle statistiche. Ciò è chiaramente falso, come dimostrano le tendenze degli ultimi 8 anni. In secondo luogo, esiste l'idea che il sovrappeso e l’obesità siano reali, ma che non siano di per sé malsani. Anche questa argomentazione è falsa, ma per smontarla dobbiamo presentare qualche dato in più.

Secondo questa obiezione l'obesità sarebbe correlata ad altri fattori malsani, come una dieta scadente, condizioni socioeconomiche inferiori e minore accesso all'assistenza sanitaria, ma non sarebbe un fattore di rischio indipendente di malattia. Questa è l’ipotesi fat but fit, ovvero “grassi ma in forma”. È sempre stata un’opinione minoritaria tra gli esperti, ma è pur sempre un'interpretazione plausibile dei dati, e di conseguenza oggetto di discussione. Il fatto è che i dati sono necessariamente osservazionali: non possiamo far ingrassare la gente per vedere se abbia maggiori probabilità di morire di malattia. I dati correlazionali aprono la porta a molteplici interpretazioni di causa ed effetto, ma non significa che non si possa arrivare a conclusioni certe soltanto in base a dati osservazionali.

La soluzione è controllare i risultati in base al maggior numero possibile di fattori di confusione plausibili, arrivando così a individuare la causa e l'effetto più probabili. A questo proposito, le anomalie rappresentate dai fat but fit hanno avuto un’utile funzione, facendo sì che la comunità scientifica più ampia non si accontentasse prematuramente dell’interpretazione più semplice dei dati. Anche qui la posta in gioco è alta: dobbiamo concentrare i nostri sforzi personali e le attività di salute pubblica sui rischi sanitari reali, e non lasciarci distrarre da qualcosa che può essere, in ultima analisi, un fatto estetico.

A questo punto, però, penso che possiamo affermare che i dati ci sono. L'ipotesi del fat but fit è praticamente defunta, e diversi studi su ampia scala hanno ragionevolmente isolato l'obesità come fattore di rischio indipendente. Uno studio del 2018 pubblicato sullo European Heart Journal ha eseguito un esame prospettico di quasi 300.000 persone, prima valutandone la salute metabolica (diabete, pressione arteriosa, colesterolo) e quindi monitorandone lo stato di salute per quattro anni. Lo studio ha rilevato che la circonferenza addominale era un fattore di rischio indipendente di malattia cardiaca e ictus e ha riscontrato anche un effetto “dose-risposta”: maggiore è la circonferenza addominale, più alto è il rischio.

Il sovrappeso è anche un fattore di rischio indipendente di altri problemi che a loro volta comportano ulteriori rischi, come l'apnea notturna, il diabete, alcuni tipi di cancro e l'artrite.

Un recente studio mostra che questo rischio si estende anche alle fasce di età più giovani. Specificamente, il monitoraggio dei tassi di cancro nell'ultimo decennio mostra uno spostamento dei tumori legati all'obesità verso fasce di età inferiori.

"In questo studio trasversale su 2.665.574 casi di cancro incidente associati all'obesità e 3.448.126 casi di cancro incidente non associati all'obesità tra il 2000 e il 2016, la percentuale di persone cui sono stati diagnosticati tumori incidenti associati all'obesità aumentava nelle fasce di età più giovani, e alcuni dei maggiori aumenti sono stati osservati per carcinoma epatico e tiroideo (tutti gli strati specifici per sesso e razza/etnia), tumori della cistifellea e delle vie biliari (uomini e donne di colore non ispanici e uomini ispanici) e carcinoma uterino (donne ispaniche tra 50 e 64 anni di età).”

Come per la discussione sul riscaldamento globale, sembra che i dati si trovino ormai al di là del punto in cui dovremmo discutere se la questione sia reale o meno e se sia un fatto negativo, per concentrarci invece su ciò che dobbiamo fare al riguardo. Qui permane il disaccordo vero e proprio. Ciò che sappiamo è che l'obesità è un problema mondiale, ma presenta differenze a livello regionale. Negli Stati Uniti si registrano differenze significative da uno stato all’altro, il che suggerisce un fattore ambientale o culturale.

Un'ipotesi demografica è che l'obesità sia legata all'urbanizzazione, che a sua volta può aumentare l'accesso al fast food e ridurre l'attività fisica. Uno studio del 2019 pubblicato su Nature ha però rilevato che alla base dell'epidemia di obesità troviamo soprattutto l'aumento dell’indice di massa corporea (IMC) nelle zone rurali:

"Contrariamente a quanto afferma il paradigma dominante, oltre il 55% dell'aumento globale dell'IMC medio dal 1985 al 2017 — e più dell'80% in alcune regioni a basso e medio reddito — è dovuto all'aumento dell'IMC nelle zone rurali.”

L'unica cosa su cui ci si trova in generale accordo è che l'epidemia non può essere compresa semplicemente dal punto di vista del comportamento individuale: si tratta di una questione di salute pubblica, legata a fattori sociali. Gran parte della colpa si concentra sull'industria del fast food: negli ultimi 30 anni il contenuto calorico medio di un pasto al fast food è aumentato (così come il contenuto di sale e grassi). L'attenzione è rivolta anche ai “deserti alimentari” — luoghi in cui non c’è sufficiente accesso a frutta e verdura fresche. Si discute anche in certa misura del ruolo della sedentarietà, ma i dati sembrano confermare che l'obesità è in gran parte dovuta a un apporto calorico eccessivo.

Il sovrappeso e l’obesità sono problemi comportamentali complessi per cui non esiste una soluzione efficace nota. Il problema principale può essere dovuto al fatto che ci siamo evoluti in un ambiente in cui le calorie erano limitate, e che abbiamo ora accesso a un’abbondanza calorica. L'industria alimentare immette sul mercato prodotti sempre più gustosi, e ciò significa più calorie. Le mode salutistiche e le diete lampo evidentemente non sono state d'aiuto.

Probabilmente ciò che serve è una svolta significativa nella cultura del cibo, un fattore che però non si può modificare facilmente né può essere efficacemente controllato da un’organizzazione o un’istituzione. Ecco perché discutiamo all'infinito delle cause e delle soluzioni dell'epidemia di obesità, mentre i dati continuano a peggiorare e persino ad accelerare.

NdT: per i link alle fonti e i commenti all'articolo si veda la pubblicazione originale: link all'articolo in inglese

Traduzione italiana di Diana Lavarini - 14 settembre 2019 - PBH001